RINGRAZIAMO LA CASA DI RECLUSIONE DI MASSA PER LA FIDUCIA NEI NOSTRI PROGETTI.

Premessa

In Italia, il sistema penitenziario si basa sulla legge n. 354 del 26 luglio 1975, l’Ordinamento Penitenziario e sul relativo Regolamento di Esecuzione, D.P.R. 431/1976, modificato col D.P.R. 230/2000. La Costituzione italiana stabilisce che il carcere ha il compito di rieducare e riabilitare, evidenziando i principi di umanizzazione delle pene. Il fine della detenzione è quello di consentire al detenuto di acquisire strumenti per affrontare i problemi esistenziali e la responsabilità di occuparsi di se stesso e dei suoi cari, prendendo parte alla vita della comunità.

MIRAI lavora in ambito penitenziario privilegiando metodologie innovative e sperimentali che possano coinvolgere la persona nella sua complessità, prestando sempre la massima attenzione ai bisogni emergenti e agevolando processi comunitari di ascolto e di cooperazione.


PROGETTO PILOTA – 2021

Il Percorso pilota e totalmente sperimentale di “Luoghi del Dialogo” si è tenuto presso la Casa di Reclusione di Massa nel corso dell’anno 2021, con laboratori dedicati alle persone recluse e al personale dell’Istituto.

L’attività principale del progetto è stato lo sviluppo di un percorso di sensibilizzazione alla Comunicazione Nonviolenta attraverso l’ascolto empatico e la connessione profonda con se stessi e con gli altri.
Si è trattato quindi di un intervento educativo “partecipato” in cui ci siamo resi disponibili ad accogliere e integrare i feedback e le proposte emerse dagli stessi beneficiari del progetto. I feedback sono stati raccolti attraverso l’osservazione, il diario di bordo, l’ascolto diretto e questionari qualitativi redatti appositamente.


LUOGHI DEL DIALOGO – 2022 -2023

Processi Comunitari e Comunicazione Nonviolenta nel contesto penitenziario

Dalle osservazioni fatte, nasce l’idea di un prosieguo del progetto Luoghi del Dialogo 2022 in un’ottica più complessa, coinvolgendo attivamente le persone detenute attraverso il processo della Peer Education. Ci auguriamo che questo possa facilitare la creazione di una COMUNITA’ EDUCANTE, che possa essere uno spazio di progettazione comune, di ascolto reciproco, di formazione e di pratica. Parallelamente, ci poniamo l’obiettivo di offrire al personale e agli operatori maggiori spazi di formazione e di confronto, co-costruendo insieme interventi efficaci per la possibile applicazione della Comunicazione Nonviolenta nell’Istituto Penitenziario. Il gruppo di Peer Educators è coinvolto nella costruzione e conduzione degli incontri. Questa modalità consente alle persone di riacquisire potere e responsabilità rispetto alla propria vita, diventando agenti di cambiamento all’interno della propria comunità. Gli incontri con il personale di polizia penitenziaria e con il personale dell’area educativa sono finalizzati ad una ulteriore esplorazione dei bisogni per una possibile co-costruzione di maggiori spazi di condivisione.

La pratica dell’ascolto empatico è sempre più interiorizzato e meno formale. Diventa così una possibilità di dialogo e confronto con l’altro, costruendo insieme uno spazio trasformativo grazie al potere dell’empatia.

PRATICA DIALOGICA

La principale finalità del progetto è creare uno Spazio di Dialogo Aperto, che possa favorire la coesistenza di diverse voci, esperienze, opinioni, vissuti emotivi. Impegnarsi in una conversazione aperta e partecipata consente alle persone di sentirsi ascoltate e di poter liberare il proprio potere creativo, per far fronte alla complessità della vita comunitaria. Sostenere un dialogo tra i vari partecipanti innesca un processo più collaborativo che può portare a nuove idee e creatività. Questo dà luogo a un’esperienza comune che il filosofo Bakhtin descrive come “senza gerarchie”.

“Pensare insieme invece di ritenersi in possesso della verità”


Approfondimenti e METODOLOGIE

COMUNICAZIONE NONVIOLENTA CNV
Fondata da Marshall Rosenberg negli anni ’60, la CNV è oggi praticata in tutto il mondo come strumento per trasformare i conflitti in occasioni di comprensione reciproca. Essa permette di riconoscere i nostri sentimenti ed emozioni, di identificare e abbracciare ciò che anima le nostre scelte e le scelte degli altri, di riconoscere e trasformare i nostri pensieri e giudizi e ascoltare noi stessi e gli altri con empatia. È un nuovo modo di comunicare che ci permette di connetterci autenticamente a noi stessi e agli altri. La CNV è diffusa a livello internazionale in vari contesti quali il sistema educativo, il carcere, le organizzazioni e nel campo della risoluzione dei conflitti e mediazione.

MINDFULNESS (CONSAPEVOLEZZA)
È una pratica di consapevolezza, di provata efficacia scientifica, in cui si pone attenzione intenzionalmente, momento per momento e in modo non giudicante, all’esperienza che si sta vivendo. La pratica della mindfulness supporta l’ascolto non giudicante di se stessi e degli altri.
Dagli anni ‘90, la Comunicazione Nonviolenta e la Mindfulness sono state utilizzate negli istituti penitenziari negli USA e successivamente in Europa. Diverse ricerche scientifiche hanno comprovato l’efficacia di questi programmi, in particolare uno studio pubblicato nel 2014 ed effettuato nella Monroe Prison Complex di Washington, ha dimostrato un miglioramento nella gestione della rabbia, nelle abilità sociali e nella consapevolezza, oltre che una riduzione nelle percentuali di recidive (Suarez, Alejandra, et al. “Freedom Project Nonviolent Communication and Mindfulness Training in Prison.” SAGE Open 4.1, 2014).

PRATICA DIALOGICA
Essere in un dialogo trasformativo con le persone richiede presenza e attenzione al momento che si sta vivendo senza un’ipotesi preconcetta o una direzione predefinita. Questa forma di Dialogo Aperto implica la capacità di ascoltare e adattarsi al contesto particolare e al linguaggio di ogni scambio d’idee. Questa pratica favorisce la coesistenza di diverse voci e la possibilità di comprendersi e di sentirsi ascoltati. Le basi concettuali dell’approccio dialogico sono rintracciabili nel pensiero di Bakhtin, Buber, Dolci ed altri autori.



Testimonianze

“Ho scoperto che dietro ad una reazione si celavano bisogni insoddisfatti… ”

“vedo la sofferenza degli altri prima dei loro atteggiamenti…”

Quando durante una comunicazione abbiamo uno stimolo dobbiamo cercare di non esserne vittime. Si deve dare un un nome a quell’emozione, e capire cosa la suscita. E’ la pratica dell’auto-empatia, attraverso cui capiamo le nostre emozioni. Il passo successivo è l’empatia, che ci permette di capire cosa induce l’altro a darci certe risposte. Attraverso l’espressione onesta cerchiamo di comunicare all’altro nel modo giusto, senza offenderlo. Questo è il modo per comunicare abbattendo i conflitti” – Andrea

“io ti aiuto nel capire i tuoi problemi, e tu inconsapevolmente aiuti me a stare meglio, e a capire i miei. E’ sempre un dare e ricevere. Qui dentro ho imparato molto ad ascoltare a saper discernere, a saper scegliere, e a guardare nel mio io interiore. Ho riflettuto molto sulla rabbia: siamo solo noi che decidiamo di arrabbiarci, non è l’altro che ci fa arrabbiare. Nel dialogo non esiste uno sconfitto o un vincitore, non c’è mai un sottomesso. Ma un contatto prima con se stessi e poi con l’altro.” – Massimo


Il progetto 2023 è realizzato con il contributo della Chiesa Acquaviva di Massa – 8×1000 Battista

Per saperne di più…

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